Viviamo oggi nell’epoca della creatività diffusa. Il progresso tecnologico ha reso semplici e alla portata di tutti raffinati strumenti per conoscere e “fare arte”. Fotocamere sempre più piccole e facili da usare si fanno protesi leggere del nostro percepire il mondo. Programmi di grafica, scaricabili gratuitamente e in pochi minuti dal web, permettono realizzazioni una volta riservate solo a mani esperte. Il nuovo mondo 2.0 ci ha reso tutti creativi e ha invaso le strade di luci e colori. Siamo nel paese dei balocchi della creazione artistica? Non credo. Una così ampia diffusione del fare estetico si è dovuta scontrare con una povertà e prevedibile ripetitività dei contenuti. Per farsi ampia e accessibile a tutti, l’arte ha dovuto seguire quel processo di abbassamento e normalizzazione magistralmente teorizzato da Renato Barilli. Come reagire a queste opere che corrono leggere sulle onde del mare della conoscenza, come emergere da quel colorato rumore di fondo che rischia di creare una cultura anestetizzante e soffocante. Con una produzione estetica vicina ma distante, 108 e Giulio Zanet sono sfuggiti al magma luccicante della creatività diffusa attraverso un fare arte che riporta al centro le tematiche profonde del loro agire, partendo da una conoscenza vera della cultura del passato e da una sensibilità viva del presente, che non si limita alla ripetizione di pratiche diffuse ma che le comprende e le supera per farsi materia viva e mettere in discussione, o anche esaltare in parte, questo universo liquido in cui stiamo navigando.

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